Testimoni Luminosi – Itala Mela

By gianfrancotaormina

Diocesi di La Spezia,-Sarzana-Brugnato, Cattedrale
3 maggio 2007

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2. Itala Mela: cenni di vita

Ma questa solenne Eucaristia ricorda altresì la figura di una nobile figlia di questa terra, Itala Mela, nel cinquantesimo della sua morte. Il vangelo odierno ci aiuta a inquadrare la vicenda di quest’anima. Ce ne offre la chiave interpretativa. Ella infatti – come l’apostolo Pietro a Cesarea di Filippo – ha risposto alla domanda di Cristo: “Voi chi dite che io sia?”. La decisiva interrogazione è rivolta a tutti, ma la risposta non può essere che personale. Pietro risponde a nome suo e per i suoi compagni, e da quel momento ognuno dovrà misurarsi con le sue parole: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

Cari amici, le parole di Pietro non sono una risposta giusta ad una domanda difficile, quasi una formula accademica, ma sono una professione di fede. Ed è tale non solo perché risponde alla verità di Gesù, ma anche perché coinvolge la vita di Pietro come di ogni vero credente. Mentre l’Apostolo pronuncia quelle parole che esprimono la verità di Cristo, egli consegna se stesso e gli affida l’intera vita. L’Apostolo dovrà compiere un percorso interiore per giungere alla piena conversione e arrendersi a Gesù; ma ci arriverà guidato da Cristo stesso.

La vicenda di Itala Mela fa eco alla vicenda di Pietro. Importante, innanzitutto, è ricordare il cammino interiore che compie per approdare alla fede. Percossa dal dolore della morte del fratellino – di fronte quindi al problema del male e della sofferenza – la giovanissima Itala nega la sua adesione ad ogni tipo di fede: “Dopo la morte il nulla”. Ma il tormento interiore l’accompagna e, con rara onestà, invoca Dio perché si manifesti nella sua esistenza: “Signore, se ci sei fatti conoscere!”. Come già si dimostra acuta la sua intelligenza e onesta la sua anima! Noi, che abbiamo l’inestimabile “fortuna” della fede, chiediamo mai che l’aumenti con la sua luce di grazia? Una fede più grande è responsabilità nostra ma anche dono dall’Alto: essa è sorgente della santità. E lei, dopo mesi di dubbio, approda: “Signore, ti seguirò nelle tenebre a costo di morire”. E così sarà. Cari fratelli e sorelle, tutti siamo chiamati alla santità che è configurazione a Cristo: chiediamoci questa sera se il desiderio della santità è nel nostro cuore, se è vivo e ardente, se ispira il nostro modo di pensare, di amare, di agire. Come non ricordare la commovente affermazione di Charles Peguy? “C’è una sola cosa sola veramente triste, quella di non essere santi”.

La conversione di Itala Mela ben presto si qualifica in un modo singolare, come spesso accade nella storia delle anime. Nel 1928 sente di essere “trafitta” – possiamo dire così – dalla “inabitazione trinitaria”. Si trattò di un’esperienza interiore profonda accompagnata da invisibili parole: “Tu la farai conoscere”. A questa missione ella si dedicò con un voto speciale e si offrì perché questo mistero venisse conosciuto. E così fu: non solo attraverso i fecondi scritti, ma soprattutto grazie alla sua esistenza.

A voi, cari amici, certamente è nota l’esperienza mistica di Itala Mela e la spiritualità che ne consegue. Permettete che, in questo solenne Celebrazione, ne metta in rilievo alcuni aspetti essenziali.

5. Il mistero dell’Inabitazione Trinitaria

- “Vivere l’inabitazione –ella scrive – è vivere il proprio battesimo”. E’, potremmo dire noi, sperimentare la verità e la bellezza delle parole di Gesù: “verremo e prenderemo dimora in lui”. La Trinità stessa viene nell’anima battezzata e ne prende amoroso possesso. Sta qui l’inizio e il fondamento della vita cristiana, dell’ascesi e della santità.

- Vivere il mistero dell’inabitazione trinitaria è dunque vivere la presenza di Dio, che è Amore nell’anima del battezzato. Non possiamo non domandarci se e quanto noi viviamo davanti a Dio, alla sua presenza, sotto il suo sguardo d’amore; o se viviamo davanti ad altre “presenze” che occupano e preoccupano la mente e il cuore, spesso inutilmente, a volte in modo dannoso.

- Vivere il mistero dell’inabitazione è lasciarsi prendere dal Dio Comunione: Padre – Figlio – Spirito Santo. Non c’è vita cristiana, né tanto meno santità, senza comunione di rapporti, senza la dimensione vitale della comunità nella sue diverse forme, dalla famiglia, alla società, alla Chiesa. Anche su questo versante, dobbiamo interrogarci sulla effettiva nostra capacità di costruire ostinatamente la comunione, innanzitutto quella ecclesiale, fatta di fede, di benevolenza, di perdono, di spirito di sacrificio, di grande speranza. Una comunità che, prima che il nostro quotidiano sforzo di abnegazione e di tenace perseveranza, richiede la nostra fede per scorgere negli fratelli il volto stesso della Trinità.

- Vivere il mistero dell’inabitazione per Itala Mela era anche vivere sulla strada ritirata nell’eremo interiore dell’amore di Dio. Ella era ben cosciente che per vivere fino in fondo il battesimo è necessario un processo di spogliazione dai propri egoismi; spogliazione che a volte può apparire martirio, tanto radicate sono le nostre personali oscurità. Era convinta che la dimensione martiriale è costitutiva di una fede non edulcorata. Il cristiano è discepolo di Cristo, il grande Martire e Salvatore, e il discepolo non può essere diverso dal Maestro. Itala intuiva che il suo martirio si sarebbe consumato non in modo pubblico ed evidente, ma nascosto: “Il martirio sofferto lungi da ogni occhio umano non è meno glorioso di quello subito in mezzo alla folla; anche se gli uomini lo ignoreranno, Dio vedrà il sacrificio e lo premierà” (ms. 41, 197).

La vita ordinaria sarà l’eremo, il deserto, la cella, la clausura sognata da quest’anima assetata di Dio. E il richiamo alla semplice ferialità diventa per noi un incoraggiamento a vivere il quotidiano con generosità e fiducia, sapendo che nelle pieghe della vita ordinaria, la più semplice e ripetitiva, si nasconde il volto e il cuore del Dio trinitario.

6. L’amore alle anime

Arriverà presto l’urto della malattia e con essa le incomprensioni degli altri, i disagi economici, le sofferenze morali e i dolori fisici. Ma vincerà sempre lo sguardo della fede: Itala vedrà le sue progressive sofferenze alla luce di Gesù crocifisso, abbandonato nel grembo del Padre nell’abbraccio dello Spirito Santo. In questa icona – che tanto ha ispirato anche l’iconografia cristiana – lei vedeva illuminato e fecondo il suo dolore: “Tanto soffrire per lui, purché io sia canale, sia pur povero, attraverso cui la grazia e l’amore si riversino nelle anime!” (Ms. 8,30); “Il dolore di una piccola anima diventa ancora il dolore di Cristo, del Verbo umanato, e si trasforma in sorgente di grazia” (Ascesi, 116).

Di fronte alle croci non troviamo un’anima senza paure e turbamenti – la sentiremmo così lontana dalla nostra realtà! – ma un’umanità semplice ed esposta come tutti: “Sono contenta di sentire così, di non essere né spartana né indifferente, ma di essere una piccola anima che trema dinanzi alla povertà, alle incertezze, alle umiliazioni, legate a un mutamento di posizione sociale. Faccia il Signore che io acquisti il senso divino della mia nuova vita ed ami, come un grande dono, il buio dell’avvenire, l’oscurità della vita materiale, la croce” (Ms. 18,140…).

Ci aiuta – per accogliere il dono di questa piccola grande anima – una affermazione che rivela l’incanto dell’orizzonte che Itala contemplava come in una salita in montagna, e ci fa assaporare l’aria luminosa e fine che ossigena i polmoni dello spirito: “”L’anima che ha fatto dell’inabitazione il centro della sua vita, ottiene a mille altre anime la grazia suprema: il possesso e l’intimità col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo. Per questo il dolore si trasforma nella lode ed è una espressione della “laus perennis” che risuona in seno a Dio. Esso non interrompe, ma perfeziona il canto dell’anima che, perdendosi nella Trinità Santissima, ha trasformato la sua vita in una perenne liturgia eucaristica: Eucaristia significa, ricordiamolo, rendimento di grazie” (Ascesi 116).

Angelo Card. Bagnasco

italamela

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Una Risposta a “Testimoni Luminosi – Itala Mela”

  1. Itala Mela « Gianfranco Taormina Dice:

    [...] che ne tratteggia la vita umana e spirituale con bellezza e delicatezza come solo lui sa fare. Questo post è per me e per coloro che non conoscono Itala Mela pur essendo spezzini, e soprattutto è per chi [...]

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